FESTA DELLO SPORT. LA FOTOGALLERY DEL 7 GIUGNO 2017, PALAZZETTO DELLO SPORT DI GUARDIA SANFRAMONDI

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LUCA ABETE AL CASTELLO MEDIEVALE DI GUARDIA SANFRAMONDI PER PARLARE DI LEGALITA’

5 giugno 2018 – Luca Abete, il popolare conduttore irpino di “Striscia la Notizia”, in onda su Canale 5, ha fatto tappa al Castello medievale di Guardia Sanframondi per parlare dei temi della legalità. L’intervento è stato introdotto dal sindaco di Guardia, Floriano Panza, e dalla dirigente scolastica Grazia Pedicini, e coordinato dal giornalista Mimmo Ragozzino. L’incontro conclude con un momento di festa un percorso annuale sulla legalità intrapreso sia dal Liceo che dall’Istituto Comprensivo di Guardia Sanframondi.

VISITA ARTISTICA ALLA DOMUS MATA

Il Liceo delle Scienze Umane, una grande realtà presente da un quinquennio a Guardia Sanframondi, e davvero unica nel contesto della Valle Telesina, intende offrire sempre il meglio ai propri iscritti. Nel corso dei laboratori di antropologia curati dalla prof.ssa Lucia Gangale, continuano le esplorazioni artistiche sul territorio di Guardia Sanframondi. Dopo una tappa a Palazzo Marotta, le studentesse hanno avuto modo di visitare la splendida Domus Mata, a via Marzio Piccirilli.

Il Palazzo, risalente al XIV secolo, è da sempre appartenuto alla famiglia Piccirilli ed oggi è proprietà della famiglia Mancini. Il pittore e scultore guardiese Giovanni Mancini (1953-2016) rimise completamente a nuovo il palazzo, in stato di forte degradazione ed al cui interno compaiono anche alcune propaggini della roccia su cui si erge il Palazzo Ducale di Guardia Sanframondi. Le studentesse, accompagnate dal figlio del compianto Giovanni, Gianluca Mancini, anch’egli artista attivo a Frosinone, hanno avuto modo di visitare la Domus Mata – Museo delle Arti e delle Tradizioni Attive, con la gigantesca “Matita” posta all’esterno del giardino e, all’interno, la mostra retrospettiva dedicata a Giovanni Mancini.

INTERVISTA ALL’ASSESSORE AL TURISMO DI GUARDIA SANFRAMONDI, DOTT.SSA MORENA DI LONARDO, REALIZZATA DURANTE L’ALTERNANZA SCUOLA-AZIENDA

Quali sono i vantaggi e problemi della sua funzione politica locale?
– Sicuramente il fatto di essere nell’amministrazione ha molti vantaggi. Il primo vantaggio è quello di poter contribuire a fare qualcosa per il proprio paese, stare fuori, vedere i problemi e giudicare non serve a nulla. Mettersi in prima persona, cercare di aiutare gli altri, ascoltare le persone, i cittadini che ti pongono il loro problemi, se tu vuoi riesci a fare qualcosa. Questo è sicuramente uno dei più grandi vantaggi. Secondo vantaggio è imparare tantissimo la politica. Ma soprattutto, lavorare nell’amministrazione in un ente piccolo come un paese, permette di crescere: è come una scuola, impari tantissime cose che non si possono capire se sei fuori. È come prendere una seconda laurea. Sono felicissima della scelta che ho fatto; essendo laureata in giurisprudenza un po’ già masticavo queste cose, ma stare nel comune è sicuramente un’altra cosa. Un altro vantaggio è sicuramente quello di mettere in campo le proprie capacità e di scoprire capacità e competenze che prima pensavi di non avere, anche il fatto di poter parlare in pubblico, di poter essere così aperta e disponibile con le persone. Probabilmente prima, parlo della mia esperienza personale, ma credo che sia una cosa un po’ generale , prima non sapevo neanche di essere così, quindi mi ha aiutato a tirare fuori ancora di più la mia personalità, a formarmi. Gli aspetti positivi sono più o meno questi, comunque è bello fare qualcosa per il paese.

Quali sono gli svantaggi invece?

– È un ruolo di responsabilità, quindi gli atti che comunque si pongono in essere fanno sì che tu da assessore hai comunque la responsabilità di quello che hai fatto o che comunque gli altri, apparato burocratico e amministrativo, fanno. Quindi bisogna sempre stare attenti a tutto, dedicare tantissimo tempo. Questo può essere un aspetto positivo o negativo. Forse negativo perché a volte si tende a tralasciare un po’ il resto, la famiglia e la propria vita per dedicarsi a questo. Ma questo lo fa chi effettivamente crede in questa scelta. Il fatto di fare l’amministratore, se tu ci credi veramente devi dedicare del tempo. Negativo poi è che puoi fare tantissime cose positive per il tuo paese, però basta una piccola cosa che non è in linea con quello che gli altri si aspettano che vieni un po’ giudicato non benissimo. Però io vedo più i lati positivi che negativi.

Quanto impegno richiede e quanto tempo sottrae alla vita quotidiana e alla famiglia?

– Di tempo ne richiede tantissimo, come dicevo prima se pensi di fare bene questo “lavoro”, di svolgere questo ruolo a pieno, di tempo ne richiede tantissimo. Bisognerebbe stare sui problemi sempre e quindi sottrae tanto alla propria vita. Molte volte non si riesce neanche a pranzare con la propria famiglia, perché comunque si fa tardi nelle giunte comunali, lo stesso la sera nei consigli. Ti prende tempo non soltanto nelle cose burocratiche, ma anche se come me, organizzi degli eventi, quindi come sei impegnata oppure negli altri paesi. Il tempo che ti sottrae è comunque ben ripagato. Di impegno ce ne vuole ed anche tanto, però io consiglio a tutti i ragazzi, crescendo di cercare di capire il funzionamento dell’ente e se possibile quando diventate un po’ più grandi cercate di partecipare attivamente. La scelta che ho fatto io, per me è la prima volta, la mia prima esperienza nell’amministrazione però sono contenta di averla fatta e credo che tutti i giovani dovrebbero impegnarsi in questo modo.

Quindi è importante per un giovane entrare nell’amministrazione?

– Sì, per un giovane è innanzitutto importante capire cos’è. Cercare di dare il proprio contributo anche nel piccolo, anche voi già da adesso, potrebbe sembrare da parte vostra che non è così, ma se voi venite da noi ci rappresentate un problema, noi possiamo comunque cercare di risolvere insieme questo problema, capire se ci sono delle soluzioni al problema. Poi entrare nella cosa pubblica è importante, perché rimanerne fuori significa subire le scelte degli altri, invece essere attivi in quello che si fa secondo me è un motivo di crescita per sé e per l’intera comunità. Se tutti i giovani partecipassero attivamente sarebbe comunque un paese migliore, in generale.

Che cosa ha realizzato come assessore fino ad oggi?

Come assessore al turismo, vedete la presenza di tutti questi stranieri che ci sono qui nel paese, che cerco effettivamente di coinvolgere. A riguardo abbiamo fatto una manifestazione che ripeteremo quest’anno, che è il SANNIO TATOO. Con la comunità straniera organizzo questo evento a cui sono presenti anche bande militari, con cornamuse scozzesi, qualcosa di molto particolare. Lo rifacciamo quest’anno a luglio. Lo scorso anno è stato interrotto per i Riti Settennali perché di fatto non era il caso: era un anno particolare dedicato all’Assunta. Cerco comunque di organizzare eventi che coinvolgano, diversi dal normale, dalla solita sagra. Credo che la mia disponibilità nei confronti degli altri sia veramente tantissima. Spero che le persone apprezzino il fatto che io sono aperta e disponibile, quindi per qualsiasi cosa chiunque può rivolgersi a me e chiedermi qualsiasi cosa. Come assessore al personale comunale, tra l’altro ho questa delega, sto cercando un po’ di rimettere in moto una macchina burocratica e amministrativa che a volte è un po’ rallentata. L’organizzazione dell’apparato comunque non è semplice, perché le competenze sono quelle che hai, là dove ci sono i giovani si lavora meglio e prima, e di giovani ne abbiamo pochi. Però cercherò lo stesso di far andare bene le cose.

GIADA DI SANTO – FRANCESCA FASULO (III C  Scienze Umane)

MARCO DAMILANO HA PRESENTATO IL SUO LIBRO SU ALDO MORO ALL’UNIFORTUNATO DI BENEVENTO. PRESENTE IL NOSTRO LICEO DELLE SCIENZE UMANE

Un momento formativo di grande spessore quello offerto dall’Unifortunato di Benevento nella mattinata del 14 maggio 2018, cui hanno partecipato anche alcune studentesse della 4 C Scienze Umane, con la docente di Scienze Umane Lucia Gangale. “Un atomo di verità” è il libro che è stato presentato dall’autore, Marco Damilano, direttore del settimanale “L’Espresso” nell’Aula Magna dell’Università. Ha coordinato il giornalista Alfredo Salzano. Ha aperto i lavori il saluto del presidente del CdA dell’Unifortunato, Giovanni Locatelli. La prima relazione è stata affidata al prof. Angelo Scala, il quale ha ricordato l’umiltà, la lungimiranza e la grande dignità che Aldo Moro ha conservato sempre, anche durante la terribile prigionia durata 55 giorni dopo l’agguato delle Brigate Rosse in Via Fani a Roma, il 16 marzo 1978. La morte di Moro, ha detto Scala, ha segnato la fine della politica intesa come sogno e realizzazione, per passare alla politica intesa come modo di far carriera. Il tramonto della politica popolare, per passare al populismo. Ha ricordato che Moro tenne il suo ultimo discorso pubblico proprio nella città di Benevento.

Isaia Sales, uno dei più grandi studiosi delle mafie in Italia, ha definito il libro di Damilano “bellissimo”, “riuscito e potente”, ricordando, con Pennac, che la qualità di un libro si testa già dalle prime trenta pagine. “Ci sono libri che dopo trenta pagine posi e libri potenti”. Per scrivere la storia, ha aggiunto Sales, bisogna essere “anche un po’ faziosi”, perché “se scrivi con distacco non cogli neppure l’umanità di certe situazioni”. Di Moro si è scritto moltissimo, “ma questo è un libro che rimarrà, perché mette le emozioni sulla base storica”. Ed è la storia di un vinto. “Moro è un vinto che fa la storia, perché non è vero, e guai a crederlo, che la storia la facciano solo i vincitori. Bisogna ammettere che tutti gli obiettivi di chi ha rapito Moro sono stati raggiunti”. Sales ha tratteggiato il ritratto di Moro, “rivoluzionario mite, alternativo sia alla DC che al PCI”, inviso sia all’America che alla Russia. Un uomo che poneva le persone al di sopra dello Stato, in un momento storico in cui, al contrario, era necessario dimostrare che lo Stato era al di sopra delle persone. Moro aveva cercato di fare un’operazione di allargamento della base dello Stato italiano, questa fragile costruzione che era nata fragile nel 1861. Ma ben tre quarti del suo partito non era d’accordo con lui. “E Moro ha pagato, perché voleva superare la contrapposizione tra destra e sinistra”. Da un lato la necessità di allargare la base. Dall’altro lo “statalismo amorale” che produce clientelismo e arrivismo. E in mezzo la grande figura di Moro, dal “carisma dolce”. Dalla capacità di ascoltare anche chi lo contestava, con un atteggiamento diametralmente opposto a quello di Pasolini e del PCI. L’uomo che aveva capito che il fascismo aveva attecchito proprio per la fragilità della costruzione statale italiana.

Ha concluso l’autore, Marco Damilano, che ha ricordato le sue origini irpine, per parte materna, e si è detto felice di “vedere un’aula piena di giovani per parlare di una vicenda di 40 anni fa”. Ha detto che il libro prende l’avvio dalla memoria personale, di quando lui era un bambino che prendeva il pullmino della scuola elementare proprio nell’angolo della strada in cui, dietro una siepe, la mattina del 16 marzo 1978, si erano appostati i killer di Aldo Moro. Seguì la prigionia e l’assassino. “Da quel giorno diventammo grandi”. Damilano ha detto che la politica, oggi, vive nell’illusione dell’onnipotenza, mentre Moro era un uomo dotato del senso del limite. Moro diceva che “l’Italia è il Paese della passione forte ma dalle strutture fragili”. L’autore ha poi ripercorso brevemente la biografia dello statista italiano, nato in Salento, figlio di una maestra e di un dirigente scolastico, laureato in Legge a Bari. Un assoluto outsider, che scala tutte le tappe della carriera politica, divenendo l’uomo politico più rappresentativo del suo tempo. “Oggi – ha aggiunto Damilano – la Costituzione Italiana è permeata della cultura di Aldo Moro: la democrazia riconosce i diritti delle persone, non li crea, perché essi preesistono allo Stato. Le istituzioni sono messe al servizio di questo riconoscimento”. Moro era un nemico della pena di morte e dell’ergastolo, perché per lui la pena doveva essere rieducativa e socializzante. Grande conoscitore della politica internazionale, ha agito in un periodo storico caratterizzato da limitate libertà in vari Stati. Nei suoi 55 giorni di prigionia lo Stato italiano non è riuscito a trattare con i brigatisti.

ALTERNANZA AL MUNICIPIO DI GUARDIA SANFRAMONDI

Lo scorso 2 maggio 2018 le alunne della classe 3C Liceo Scienze Umane, si sono recate al comune di Guardia Sanframondi per svolgere alcune delle ore di alternanza scuola lavoro. Arrivate al comune è stato loro presentato l’organigramma del comune, con a capo il sindaco con la giunta comunale, quindi il segretario generale con l’organo di revisione e il nucleo di valutazione, e poi i vari uffici e servizi: amministrativo, economico finanziario, servizio tecnico manutentivo e servizio vigilanza. Le allieve hanno visitato i vari uffici, a partire da quello dell’anagrafe in cui hanno visionato tutti i registri dal 1809, perché i precedenti sono stati persi a causa di un incendio di cui Guardia è stata vittima.

Giada Di SantoLa classe 3 C Scienze Umane con l’assessore Morena Di Lonardo

UNA SOCIETA’ SEMPRE PIU’ VIOLENTA. DI CHI E’ LA COLPA?

(Clarissa Di Donato) – La questione del bullismo è molto ampia, un malessere sociale tanto diffuso tra i giovani, ma non solo. È un fenomeno che sembra aumentare sempre di più e che utilizza, man mano che si va avanti, tecniche sempre più violente, con l’intento di demolire l’individuo, non soltanto dal punto di vista psicologico ma anche attraverso sopruso fisico, con esiti molto spesso anche letali.

Ma a chi va attribuita la colpa di tutto questo?

In una società ormai incentrata sulla ricerca di piacere, benessere e profitto, tutto si basa sul dominio da parte di un individuo sugli altri, sulla voglia di imporre le proprie idee sul più debole, con lo scopo di controllarlo ed eliminando in tal modo, i sentimenti di solidarietà e altruismo, che vengono sostituiti dall’ignoranza e dall’indifferenza, oltre ovviamente che da una grande componente egoistica.

I ragazzi, le generazioni odierne, sono lo specchio della società ed evidenziano, con tutto ciò, quello che c’è nelle fondamenta dell’intero sistema, ossia l’affermazione di una società che utilizza il non interessamento alle diverse opinioni per ottenere i propri interessi, partendo dai cittadini stessi, visti come la categoria debole da poter giostrare e illudere. Questo comportamento di sopraffazione diventa così automaticamente di tutti e viene visto come un qualcosa di normale e usuale.

Ovviamente il bullismo è da attribuire anche alla componente familiare, quindi i genitori stessi con l’educazione impartita ai propri figli devono sapere eliminare il concetto che la società diffonde (il predominio sugli altri) e saper invece instaurare un processo educativo finalizzato al ripristino dei valori importanti, utili per la convivenza con più individui e alla base di tutte le efficienti società.

È infatti vero che i bambini, in ambiente familiare violento, hanno maggiori probabilità di interiorizzare tali schemi di comportamento e di non riconoscere le emozioni.
Cosa può quindi ristabilire un equilibrio tra i diversi individui e dare ad essi le vere basi per il giusto comportamento morale, nei confronti degli altri?

Sicuramente c’è bisogno di una ristrutturazione del sistema scolastico, in stretto accordo con la famiglia, quindi una collaborazione tra i due enti, fondamentali per lo sviluppo della persona. Inoltre c’è bisogno di una campagna di informazione e prevenzione del fenomeno; bisogna infatti spiegare ed illuminare le menti su questa piaga sociale e istruirli in modo tale da avere la consapevolezza piena di ciò che significa l’essere prevaricatore sugli altri e le successive conseguenze che pervengono, così da tentare di esorcizzare l’intera società da questo atteggiamento che comporta la decadenza persino dei diritti inviolabili dell’uomo, quali appunto la tutela della collettività e il diritto alla vita e all’integrità sociale, diritti che si trovano alla base di un governo di stampo democratico.