UNA PUBBLICAZIONE SU GUARDIA SANFRAMONDI A CURA DEL LICEO DELLE SCIENZE UMANE

Con la collaborazione della Scuola Media “Abele De Blasio”

Racconti, storie, saggi scritti in occasione del conferimento del titolo di Capitale delle Città del Vino 2019, con Guardia Sanframondi come Comune capofila. Gli altri sono Castelvenere, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso. Il prestigioso riconoscimento è stato ufficializzato a Bruxelles nella sede del Parlamento Europeo nell’ottobre 2018. Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento, sta vivendo oggi una felicissima fase di espansione e di rilancio turistico. Sotto l’antico Castello ducale appartenuto alla gloriosa famiglia dei Sanframondo, digradano dolci colline vitate, che hanno reso questa e le terre circostanti rinomate per la produzione vinicola. Guardia svetta sulla collina in forma allungata, inconfondibile per la poderosa torre squadrata del suo maniero, dal quale si gode una vista panoramica d’eccezione, che spazia fin sul Taburno e sul Titerno. E intorno quel magnifico paesaggio fatto di viti, che producono una eccezionale Falanghina ed altre qualità note ad assaggiatori ed appassionati. Questo libro nasce dalla constatazione che luoghi di tale bellezza ed importanza vanno conosciuti e raccontati. Un lavoro corale volto alla valorizzazione e promozione del territorio.

Guardia Sanframondi Divina Bellezza

 

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TURISMO NEL SANNIO E IL CASO DI GUARDIA SANFRAMONDI

Un territorio ricco di appeal ma con una cultura dell’accoglienza ancora da ampliare, sviluppando nuove competenze e professionalità. Il rapporto presentato nel pomeriggio del 3 giugno 2019 al Teatro San Vittorino, frutto di un partenariato tra Confindustria Benevento e Unifortunato, mette in luce i punti di forza e i punti di debolezza del turismo nostrano. “Il Sannio: da territorio a destinazione”. Questo il titolo de report, che fa registrare un incremento delle presenze del 18,2% e quello degli arrivi del 13,6% dal 2016 ad oggi.

Lo studio vuole fornire un’identità turistica al Sannio, perché la vocazione turistica si ponga da traino a tutte le altre.

Ed ecco i cinque attrattori turistici individuati: 1) storico-culturale (Arco di Traiano, Santa Sofia, Museo del Sannio, Castello di Montesarchio, Centro storico di Sant’Agata dei Goti ecc. ecc.); 2) naturalistico e termale (Parco del Grassano, Terme di Telese, Oasi WWF di Pannarano…); 3) religioso (Pietrelcina, via Francigena); 4) enogastronomia (torroni di San Marco dei Cavoti, Città del Vino 2019…); 5) ludico sportivo (Benevento Calcio, Torneo Città di Telesia…). Tutto ciò, unito al grado di sicurezza registrato in provincia, valorizza il turismo nelle nostre zone.

Punti di debolezza sono, invece: 1) l’assenza di un pensiero strategico, e quindi di piani di marketing management riferiti al turismo; 2) nessuna forma di “destination manager”.

Occorre, pertanto, fare sistema, ottenendo il massimo risultato attraverso il coordinamento tra enti, imprese, cittadini, associazioni; incrementare la cultura digitale, ancora piuttosto carente da queste parti, soprattutto per quanto riguarda le prenotazioni online e la presenza di siti web di attività di incoming; “vendere” la destinazione attraverso strategie di comunicazione e marketing mirate.

Il tanto decantato turismo religioso, tuttavia, non è generatore di imponenti ricchezze per il territorio, perché si tratta spesso di un turismo povero, fatto con pochi mezzi, iniziando dal consumo di pasti propri portati da casa e dal pernottamento in strutture religiose. Questo aspetto ha trovato concordi tutti i relatori presenti alla convention.

Un caso veramente singolare è, invece, quello che ha portato cinque comuni (Guardia Sanframondi come capofila, Castelvenere, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso) ad essere proclamate Città del Vino 2019, un prestigioso riconoscimento che viene assegnato dal 2012 da Recevin ad un Paese diverso, ponendolo al centro dell’attenzione dell’Europa e del mondo nel promuovere la cultura, l’identità, i paesaggi e i territori del vino.

Proprio nella mattinata in cui si è svolto il convegno nella cittadina di Guardia Sanframondi, che sta forse vivendo il periodo di maggiore splendore della sua storia per quanto riguarda il settore turistico, ha registrato l’arrivo di cinquanta americani arrivati nella zona. Soltanto pochi giorni prima, il 31 maggio, presso il Castello Ducale si è tenuto un incontro dal titolo “Welcome to Sannio Falanghina. I canadesi nel Sannio”, allo scopo di diffondere e accreditare il brand Falanghina in Canada e trainare quanto più turismo possibile, dal momento che il Canada è il quinto sbocco mondiale per i prodotti italiani, preceduto solo da Usa, Germania, Regno Unito, Svizzera. E, pochissimo prima di questo incontro, sempre al Castello ve ne era stato un altro relativo a “Il progetto donne per Sannio Falanghina”, con le testimonianze di imprenditrici ed esperte del settore vitivinicolo. Mentre invece il prossimo 7 giugno presso l’Ente Camerale di Benevento ci sarà un Seminario Biowine sul tema: “Verso lo Statuto del Territorio e del Paesaggio Rurale”. Si tratta di incontri continui che portano al tavolo dei relatori personalità altamente qualificate, come accademici, imprenditori, esponenti di Ordini professionali, funzionari e soggetti istituzionali di grosso impegno e caratura.

Il caso di Guardia Sanframondi è, nel momento storico attuale, del tutto particolare, anche e soprattutto per la presenza ormai radicata di molte famiglie di americani, inglesi e scozzesi in zona, la cui presenza è destinata ad aumentare. E se si saprà costruire un vero e proprio sistema vino, fatto di narrazioni sul territorio (come quelle delle Langhe) e di somministrazione in tutti i punti vendita (come fa notare il presidente della Camera di Commercio Antonio Campese in una intervista al Sannio Quotidiano del 3 giugno), il turismo guardiese e telesino potrà volare alto. Nello specifico caso di Guardia, disponendo di un centro storico di immensa bellezza e di panorami mozzafiato, l’aspetto engastronomico e quello paesaggistico-culturale saldati insieme potranno dare vita all’impensabile. Proprio sotto il profilo della promozione della cultura e delle narrazioni legate al vino si muove da qualche anno la “Casa di Bacco”, nata da un’iniziativa del dottor Amedeo Ceniccola, animatore di molteplici eventi culturali nella città di Guardia.

Lucia Gangale

MOSTRA SU LEONARDO ALL’AVE GRATIA PLENA

Lo scorso 18 maggio 2019,  le classi 4A 4B 4C e 2A/D del GALILEI VETRONE si sono recate presso la Chiesa dell’Ave Grazia Plena per assistere alla mostra su Leonardo Da Vinci in occasione dei 500 anni dalla morte.

La mostra ci è stata illustrata da una guida che ci ha   parlato di tutta la vita di Leonardo a partire dalla sua nascita, e di tutto il suo percorso artistico e culturale. La guida è stata molto accogliente con noi ragazzi e si è soffermata a spiegare le opere più importanti dell’artista tra cui: il Cenacolo, la Gioconda, l’Uomo Vitruviano, l’Assunta.

Inoltre ci ha mostrato tutte le macchine inventate da Leonardo tra le più importanti ricordiamo: il carro armato, la catapulta, l’elicottero, la bicicletta.
La mostra si è conclusa alle ore 13:00.

Jolanda Sarrapochiello

IL BAMBINO TIRANNO – DI ALESSANDRO D’AVENIA

(Corriere) «Il bambino Giorgio, benché giudicato in famiglia un prodigio di bellezza fisica, bontà e intelligenza, era temuto. C’erano il padre, la madre, il nonno e la nonna, le cameriere, e tutti vivevano sotto l’incubo dei suoi capricci, ma nessuno avrebbe osato confessarlo, anzi era una continua gara a proclamare che un bambino caro, affettuoso, docile come lui non esisteva al mondo. Ciascuno voleva primeggiare in questa sfrenata adorazione. E tremava al pensiero di poter involontariamente provocare il pianto del bambino». Così comincia un racconto di Buzzati del 1954, nel quale narra le tragiche conseguenze dell’incapacità di esercitare l’autorità da parte di adulti che, inseguendo il consenso del loro bambino, finiscono per adorarlo e quindi rovinarlo. Le pagine di Buzzati mi sono tornate in mente il 2 maggio, quando la Camera, approvando la legge che introduce un’ora di educazione civica alle elementari e alle medie, contestualmente abrogava la misura che prevedeva mezzi disciplinari come: la nota sul registro con comunicazione scritta ai genitori, la sospensione, l’esclusione dagli esami o l’espulsione. Un cortocircuito tipico del nostro tempo: potenziare un’educazione civica astratta ma depotenziare l’autorità in atto, come se il suo esercizio, chiaramente non riducibile a quelle sanzioni, significhi fare violenza.

L’adorazione contemporanea del bambino, funzionale alla soddisfazione dell’adulto e che infatti ha come contropartita violenza e sfruttamento, fa dimenticare che il piccolo non è un «idolo» ma un «selvaggio» la cui umanità va educata: ciò che è umano nell’uomo non fiorisce spontaneamente, ma è il risultato di quanto assorbito nell’infanzia e nell’adolescenza, tappe preposte allo scopo di diventare responsabili di sé e del mondo. Il bambino non educato resta un egoista in balia delle sue pulsioni, iracondo e manipolatore come il piccolo tiranno buzzatiano: «Paurose di per sé erano le ire di Giorgio. Con l’astuzia propria di questo tipo di bambini, egli misurava bene l’effetto delle varie rappresaglie. Per le piccole contrarietà si metteva semplicemente a piangere, con dei singulti che sembrava gli dovessero schiantare il petto. Nei casi più importanti, quando l’azione doveva prolungarsi fino all’esaudimento del desiderio contrastato, metteva il muso e allora non parlava, non giocava, si rifiutava di mangiare: ciò che in meno di una giornata portava la famiglia alla costernazione. Nelle circostanze ancor più gravi le tattiche erano due: o simulava di essere assalito da misteriosi dolori alle ossa; oppure, e forse era il peggio, si metteva a urlare: dalla sua gola usciva un grido estremamente acuto, quale noi adulti non sapremmo riprodurre, e che perforava il cranio. In pratica non era possibile resistere. Giorgio aveva ben presto partita vinta, con la doppia voluttà di venire soddisfatto e di vedere i grandi litigare, l’uno rinfacciando all’altro di aver fatto esasperare l’innocente».

La crisi dell’autorità è propria del XX secolo: il ‘68 ne è stato un formidabile acceleratore, ma la crisi ha radici più profonde, come Hannah Arendt aveva già spiegato nel 1961 in Tra passato e futuro (in particolare nei capitoli «La crisi dell’istruzione» e «Che cos’è l’autorità»), dove spiega che, in una cultura in cui la tradizione (ciò che del passato vince l’usura del tempo perché è vero) è disattivata e quindi non viene trasmessa, gli educatori non hanno «un mondo» in cui introdurre i giovani: «Che gli adulti abbiano voluto disfarsi dell’autorità significa che rifiutano di assumersi la responsabilità del mondo in cui hanno introdotto i figli. Quasi che ogni giorno i genitori dicessero: “In questo mondo anche noi non ci sentiamo a casa nostra: anche per noi è un mistero come ci si debba muovere, che cosa si debba sapere, quali talenti possedere. Dovete cercare di arrangiarvi alla meglio, non siete autorizzati a chiederci conto di nulla. Siamo innocenti, ci laviamo le mani di voi”». Senza un mondo vero da proporre gli adulti vivono il loro ruolo educativo come colpa (violenza) e cercano nel figlio il perdono, ma il bambino «adorato» e «des-autorato», dovendosi autorizzare «da zero» e «da solo», diventa un divino tiranno.
Gli educatori non si sentono più titolati a porre limiti, divieti, doveri, eppure proprio i momenti di opposizione (soprattutto per il bambino di due anni e per l’adolescente), che destabilizzano il genitore, servono per costruire l’autonomia: bambino e adolescente vogliono sapere su cosa fondarsi e così mettono alla prova la solidità del terreno che gli si offre. Compito dei genitori è trovare in sé le ragioni e la credibilità per resistere e accettare la frustrazione della perdita del consenso filiale. La lacuna educativa è alla base dell’aumento di depressioni e dipendenze dei ragazzi: senza la «dipendenza buona» dall’autorità si generano dipendenze surrogate, perché l’uomo non è un essere «assoluto», ma «relativo», cioè bisognoso di relazioni significative. Un esempio è la mancanza di riflessione sull’uso del cellulare, sul quale consiglio l’intelligente, documentato e veloce libro di Stefania Garassini, Smartphone: 10 ragioni per non regalarlo alla prima comunione e magari neanche alla cresima. I genitori che mi dicono «lo hanno tutti, si sentirebbe escluso», mi confermano che il problema è prima di tutto di chi non ha le ragioni per dire «no» e sostenere il conflitto che nasce da un bene più grande, che un 9-10enne non percepisce.

La crisi dell’autorità viene dalla sua confusione con il potere, come mostra l’eliminazione delle sanzioni. Bambini e adolescenti, se non interiorizzano limiti, divieti e doveri, quando è il momento, rimangono infantili e diventano tiranni. L’autorità è invece naturale, si giustifica da sé, dal fatto che io vengo prima di te: il bambino non è un partner dell’educazione, non è un contratto alla pari. Nell’educazione, scrive Arendt: «si decide se amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balia di se stessi». Ma qual è il nostro mondo? Negli anni Settanta i passeggini cambiarono orientamento: il bambino non guardava più il genitore, ma l’esterno: il genitore non faceva più da interprete del mondo dall’alto in basso, ma da accompagnatore. All’obbedisci e poi capirai si sostituì il mettiamoci d’accordo. In questo c’è sì un guadagno: la necessità di dare un senso, che non sia il mero «si è sempre fatto così», a ciò che si pretende, ma spesso, poiché non si sa quale sia questo senso, si lascia decidere il bambino o l’adolescente, gettandolo nello sconforto dell’onnipotenza. Tanti giovani non diventano adulti perché nessuno li ha educati al fatto che non sono padroni assoluti e incontrastati: l’autonomia, infatti, non nasce dall’ignorare limiti e doveri, ma dall’averli sperimentati, interiorizzati e attraversati. Sono i «no» dei miei genitori ad avermi reso forte e più sicuro nelle mie scelte.

Il bambino, dice Arendt, deve essere sì protetto dalle facoltà distruttive del mondo «ma anche il mondo deve essere protetto per non essere devastato dall’ondata di novità che esplode con ogni nuova generazione». Perché? Perché un’educazione senza autorità non «autorizza» il desiderio, senza limite o divieto il desiderio non si costruisce: a che serve crescere, se posso avere tutto e subito e se non esiste qualcosa da raggiungere più tardi? Il desiderio non educato dal gioco di autorizzazione e divieto diventa distruttivo: il soggetto non sa a cosa ancorarsi per fronteggiare la resistenza della vita, non può costruire obiettivi, cioè non ha futuro, si blocca e, per poter vivere, o regredisce o diventa violento. Invece l’autorità è legittimata proprio dal fatto che io sono prima di te, posso garantirti che un giorno anche tu sarai «autore» delle tue azioni. Per fare questo l’educatore è chiamato ad amare veramente, cioè trovare il coraggio di perdere il consenso di chi gli è affidato pur di proteggerlo: sta amando l’uomo/donna che quel bambino/a diventerà, perché l’infanzia non è la pienezza della condizione umana, ma la sua preparazione. Potrà farlo solo se non dipende lui dall’affetto del bambino, reso oggetto della propria soddisfazione anziché soggetto libero, e quindi capace di opposizione, come nel tragico ribaltamento del racconto di Buzzati, in cui è il bambino ad avere autorità sugli adulti: «“L’ho detto, io” fece la mamma; “l’ho sempre detto che è un angelo! Ecco che Giorgio ha perdonato al nonno! Guardatelo, che stella!”. Ma il bimbo li esaminò ancora ad uno ad uno; il padre, la mamma, il nonno, la nonna, le due cameriere. “E guardatelo che stella… e guardatelo che stella!…” canterellò, facendo il verso. Poi si mise freneticamente a ridere. Rideva da spaccarsi. “E guardatelo che stella!” ripeté beffardo, uscendo dalla stanza. Terrificati, i grandi tacquero».

Il letto da rifare oggi è quello del coraggio di educare: fate un elenco di «no» che non riuscite a giustificare e per i quali resistere. Chiedetevi perché questi «no» sono buoni per voi e quindi per l’uomo o la donna che vostro figlio/a diventerà. Il vero amore attraversa la negatività e sa darne ragione ai figli, perché la libertà è frutto di conquista. E il nostro compito di educatori è renderli liberi, non schiavi del loro o – peggio ancora – del nostro desiderio.

13 maggio 2019 (modifica il 13 maggio 2019 | 10:31)
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SUCCESSO PER LA SERATA FOTOGRAFICA ALLA CASA DI BACCO DI GUARDIA SANFRAMONDI

Il dottor Amedeo Ceniccola annuncia che ci sarà una borsa di studio alla studentessa più meritevole per l’indirizzo delle Scienze Umane

(Foto Pierpaolo Masotta)

Una serata carica di belle emozioni e di tanta cordialità e amicizia quella trascorsa nello scorso 16 aprile 2019 presso la Casa di Bacco di Guardia Sanframondi, dove le studentesse del locale Liceo delle Scienze Umane, guidate dalla professoressa Lucia Gangale, hanno dato vita all’evento dal titolo “La fotografia e i giovani”. In poco più di un’ora, davanti ad un pubblico folto e attento, si sono snodati i lavori multimediali delle studentesse, incentrati sul tema del territorio, ed aventi proprio alcune di loro come testimonials. Molto accurata la scelta delle immagini, il montaggio e la scelta delle colonne sonore. “Io ho dato solo un input, il resto lo hanno fatto tutto le nostre brillanti studentesse”, ha detto la Gangale, che ha sottolineato lo spirito di squadra con cui le ragazze hanno lavorato nei giorni passati, mentre il dottor Amedeo Ceniccola, che ha messo a disposizione la struttura e tutta la strumentazione audio e video per la proiezione, complimentandosi per il bel lavoro svolto e per avere offerto una serata “di cultura e di bellezza”, ha ribadito che la Casa di Bacco è un luogo aperto, dove chiunque lo voglia possa promuoversi, sia essa azienda, sia essa attività culturale in genere. Insomma, ha ribadito, la Casa di Bacco è la casa di tutti i guardiesi. Al termine della serata Ceniccola, avendo apprezzato il lavoro egregio, sempre sottolineato dai presenti con convinti applausi, ha annunciato che quest’anno la borsa di studio al miglior diplomato, che inizialmente era stata concepita solo per l’indirizzo di Viticoltura ed Enologia, sarà duplicata, per cui una sarà assegnata anche alla diplomata più brava del Liceo delle Scienze Umane.

La serata si è conclusa con la consegna di attestati alle partecipanti (siglati con il timbro della prestigiosa rivista di studi “Reportages Storia & Società”) e con un ricco rinfresco offerto dai genitori delle alunne, ed accompagnato dai vini della Casa di Bacco e da quelli gentilmente offerti dalla ditta “La Guardiense”.

A SESSA AURUNCA IL PROGETTO BACHELET ONLUS SUL TEMA DELLA LEGALITA’

(Shari Calabrese – Asia Di Palma – Maria Pia Mancini) – Lo scorso 19 gennaio 2019, presso la sede pastorale di Sessa Aurunca si è svolto il primo appuntamento del progetto Bachelet Onlus. Argomento principale di ogni incontro di quest anno,  è la corruzione, tema molto importante e attuale in questi ultimi anni.
È il primo anno che, a noi del Liceo delle Scienze Umane, capita l’occasione di svolgere un’attività alternativa come questa e pensiamo sia molto utile e formativa.

Abbiamo appreso che In ogni stato di diritto ci sarà sempre  un delinquente pronto ad infrangere la legge per accrescere il proprio potere sociale. La corruzione mina le basi della convivenza e i  principi di uguaglianza. A favorire la corruzione è, però, anche l’incertezza del diritto.

L’abuso o il traffico delle influenze incide marcatamente la vita democratica. Secondo i politici diritto e morale occupano due sfere completamente opposte, difatti non coincidono. Ma basti pensare a Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, sicuramente politicamente scorretto ma moralmente giusto.

E quindi come possiamo combattere la corruzione? Magari denunciando o semplicemente con l’onestà  intellettuale che deve contraddistinguere le società civili!
Per gli italiani, l’onestà non è ancora un valore condiviso, l’uomo deve esser degno d’onore, come affermato anche da Cicerone.

La dignità è una virtù che non rientra in nessuna legge, ma ci appartiene,è nella nostra natura, sta a noi coltivarla per essere persone migliori.

La corruzione si può battere, anzi, si deve battere. È necessario, inoltre, creare le condizioni  per una maggiore collaborazione fra gli stati nel perseguire gli illeciti.

Soprattutto, bisogna che gli italiani riacquistino i valori di responsabilità e di rispetto verso le regole, nella consapevolezza che la giusta convivenza sta nel rispetto dell’altro. Bisogna essere solidali e giusti per sfidare la miopia di un sistema ormai corrotto.